Differenziarsi dagli altri è possibile solo quando si scopre di essere singolari.

 

Nella mia carriera ho scoperto che "normale" non ha un significato e che ognuno di noi ha pregi e difetti da mostrare e da gestire in qualsiasi situazione. Esistono metodi, strumenti, informazioni che possono aiutare a riflettere e a strutturare un piano di azione, ma a mio parere è il fattore umano - dato anche da esperienza e sensibilità personale - quello che davvero fa la differenza.

le ragioni per cui

SERVE PENSARCI ORA

 

Non c'è momento migliore di questo per mettersi a confronto con ciò che siamo e che vogliamo diventare. Capita spesso di fare bilanci e previsioni di vita, ma raramente ci si siede consapevolmente di fronte ad un foglio di carta per riflettere su dove si vuole andare.

 

Che tu stia cercando un lavoro, scegliendo un percorso di studi, decidendo di fare un MBA o semplicemente cercando di capire meglio dove stai andando il mio consiglio è: non aspettare.

Prendi carta e penna e mettiamoci al lavoro.

 

I selezionatori non sono nemici.

 

Lavorando da tanto tempo ormai nella selezione del personale ho raggiungo la consapevolezza di un fatto, triste ma vero: i candidati ci temono.

Sempre, o almeno quasi sempre, mi trovo di fronte a persone che quando faccio una domanda mi guardano con sospetto, come se stessi cercando di metterli in difficoltà o di creare per loro un ambiente scomodo.

Spesso mi trovo a spiegare che, mentre faccio una selezione per una posizione aperta in azienda, spero sempre che il candidato che ho davanti sia quello giusto. Sarebbe fantastico: meno lavoro, più risultati. E' allora che le mie domande cercano di guidarlo, che cerco nelle sue risposte le cose che voglio sentirmi dire.

 

Cari candidati: se ci ascoltate, se vi lasciate guidare, è abbastanza probabile che troviamo un punto di incontro. Ma ho bisogno di voi!

Preparatevi al colloquio: tutte le risposte che servono le avete già!
 

 

Se bastasse dire Employer Branding.

 

Lavorare con le aziende significa, nella mia esperienza, saltare dall'altra parte del fossato e guidarle nella relazione con potenziali candidati

Il mondo degli HR o dei Recruiter è costellato di persone che parlano un linguaggio non comprensibile ai ragazzi, che non sanno cosa sia l'employer branding e che tantomeno si sentono ingacciati nella "guerra dei talenti". Non basta una sigla straniera o un premio assegnato a fare di un'azienda un luogo ddi lavoro desiderabile. 
Nella mia opinione vincente diventa quell'azienda che sa dialogare con i ragazzi usando il loro linguaggio e sa distinguersi nel panorama costellato di fiere del lavoro e stress interview con iniziative utili, positive e che generino nei candidati la voglia di dire la famosa frasetta: "sono stato a colloquio con questa azienda, non mi hanno preso, ma è stata un'esperienza fantastica!"

 

Vuoi chiedere allo

STREGATTO?

 

Leggendo la storia di Alice nel paese delle Meraviglie c'è un momento in cui Alice, indecisa su dove andare, incontra lo Stregatto mollemente adagiato su un ramo di albero. 

 

"Mi sapresti dire quale strada devo prendere?" chiede Alice

"Puoi andare di qua, ma puoi andare anche di là..." risponte lo Stregatto "Dipende in ogni caso da dove vuoi arrivare!"

 

Da una affermazione così banale deriva molto del mio lavoro. Perchè non è scontato sapere sempre dove si vuole arrivare. Tante volte quando ci si appresta ad un cambiamento di lavoro, di ruolo, personale, si vuol vedere qualcosa accadere. Ma come possiamo attivarci per raggiungere un obiettivo se non l'abbiamo chiaro?

 

L'istinto spesso è quello di fermarsi e chiedere agli altri, ma la soluzione è quasi sempre davanti ai nostri occhi, dentro la nostra testa. La cosa difficile è codificare le informazioni che guidano il nostro istinto e trasformarle in un piano di azione con tappe, scorciatoie e vie di fuga, per assicuarci la possibilità di arrivare dove davvero vogliamo.  

 

Chi è che parla coi genitori?

 

 

Siamo tutti molto coinvolti sul tema dei giovani, lavoro, disoccupazione e tutti si fanno in quattro per dire la loro.

 

E allora mi aggiungo, ma con una domanda un po' provocatoria: chi aiuta i genitori? Sono mamma e papà ad essere tirati in ballo quando si sceglie l'università, sono loro a darci consigli sulla scelta studio/lavoro e lo fanno con il cuore. Non sempre però lo possono fare bene, perchè dai "loro tempi" le cose sono cambiate, perchè la tecnologia non è il loro punto forte, perchè ciò che 15 anni fa funzionava oggi magari non esiste più.

 

Ecco perchè mi piace parlare con i genitori, perchè posso aiutarli a dare qualche consiglio o anche solo perchè possono farmi domande "sceme" senza paura di perdere la loro credibilità come guida.

 

 

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